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Un viaggio, fra miti e realtà, in Cornovaglia
Se decidete di andare in Cornovaglia con la vostra automobile, mettete in conto alcuni problemi. Anzitutto il viaggio è lungo, attraverso la Francia che sembra non finire mai, e poi per tutta l’Inghilterra meridionale. Poi considerate che oltre Manica le autostrade sono poche e sono paragonabili alle nostre superstrade. Non è raro trovare improvvisamente, in mezzo a una di queste autostrade, un attraversamento pedonale o un incrocio! Per fortuna sono gratis, ma, visto come sono, ci mancherebbe altro! Sulle statali, poi, la circolazione è lentissima e quindi per fare poche decine di chilometri potreste anche impiegare ore. Il comportamento degli inglesi, in quanto autisti, considerato dal nostro punto di vista è balzano: magari rimangono in coda senza accennare alla minima protesta per venti minuti in un parcheggio, in attesa che l’autista davanti a loro, poco esperto, riesca finalmente a far uscire un’automobile e a parcheggiare la propria autovettura; poi, appena possono, viaggiano in autostrada a file parallele a centotrenta chilometri orari! Rimane infine il fatto che viaggiano a sinistra e con le nostre automobili le difficoltà si avvertono soprattutto durante i sorpassi e nelle rotonde, di cui la zona è piena.
Accettate queste problematiche come un evento dell’infausto destino (ma gli inglesi dovrebbero effettuare grandi investimenti per migliorare la loro rete stradale che non è all’altezza di un paese che è ai vertici della classifica internazionale in quanto a sviluppo), il viaggio in Cornovaglia è un’esperienza bella e interessante. Forse nel scegliere questa destinazione si è un po’ influenzati da miti e leggende: come non pensare, infatti, ai pirati, ma quello che si trova è una realtà diversa. D’altronde mica potreste pensare di incontrare davvero i pirati! Troverete invece una campagna curata, che solo in qualche punto ha conservato un aspetto di antica magia.
Già il viaggio d’avvicinamento vi consente di visitare luoghi epici. Come ad esempio Stonehenge. E’ vero che l’abbiamo visto mille volte in fotografia, ma trovarsi questi enormi blocchi di pietra davanti agli occhi, lì a pochi metri da noi, è un altro paio di maniche. Chissà che cosa ha spinto i nostri lontani progenitori a trasportare per centinaia di chilometri questi immensi e pesantissimi blocchi per erigerli proprio lì e proprio in quella forma. Calendario lunare, telescopio, punto di contatto con gli extraterrestri? Magari la spiegazione potrebbe essere quella letta in una barzelletta: un uomo, vestito di pelle, sta ponendo una delle pietre di Stonehenge e un altro gli chiede perché la metta lì in quella maniera. Al che il primo gli risponde: “Così! Perché mi piace...”.
Continuando la marcia di avvicinamento alla Cornovaglia un luogo ove fermarsi è Eden project. Si tratta di una serie di cupole trasparenti all’interno delle quali sono stati ricreati ambienti naturali, quali la giungla, la forestra tropicale e la macchia mediterranea. Dunque potrebbe essere un’enorme serra, ma in realtà queste enormi bocce appoggiate al terreno danno un’impressione inquietante e ricordano progetti per realizzare il paradiso (eden) che nella storia umana hanno sempre portato a disastrose conseguenze. Per fortuna qui si tratta solo di un grosso parco dei divertimenti ammantato da una veste ecologica.
Finalmente arriviamo in Cornovaglia e questo è il momento più affascinante del nostro viaggio. Dapprima ci fermiamo a Michael’s mount, il monte di san Michele. E’ un’isoletta che viene unita o separata alla terraferma a seconda delle maree ed è la copia del Mont Saint Michel francese. In cima c’è un interessante castello privato, di cui i proprietari permettono la visita.
Da qui si parte per il periplo della penisola. I paesaggi sono selvaggi e si ha davvero l’impressione di essere ai margini del mondo, prima di arrivare alla sua fine, a Land’s end, la fine della terra. E’ questo il posto più occidentale della Cornovaglia e di fronte si ha solo il mare. Il fascino di questo luogo è davvero sconfinato.
Qui ci sono punti magici, come il campo in cui si trovano una dozzina di pietre in circolo e la tradizione racconta che si tratta di un gruppo di ragazze trasformate in roccia dal diavolo per aver ballato di domenica. O la pietra bucata nel mezzo, che risale a migliaia di anni fa e che si ritiene possa apportare la guarigione a coloro che transitano attraverso il suo buco.
O ancora le rocce appoggiate una all’altra a costruire un altare in mezzo al verde dei prati, puntellato dal bianco delle pecore e, là in fondo, dal blu del mare.
Lasciando con un po’ di rimpianto la Cornovaglia, si riprende la via del ritorno, ma una capatina a Saint Ives è d’obbligo. E’ questa una cittadina turistica, graziosa con il suo porticciolo e le sue viette farcite di negozi. E poi ancora, sulla strada verso casa, si incontrano castelli ove si dice sia nato re Artù, altri luoghi in cui si dice che sia morto, e meravigliose costruzioni erette dai romani che anche qui passarono lasciando un segno della loro grande civiltà e della loro capacità di miscelarla con la cultura locale, così che ad esempio a Bath la dea romana Minerva si confonde con le fattezze di una divinità celtica.
Ultima puntata sulle bianche scogliere di Dover, che sono proprio bianchissime e da cui si traghetta attraverso le limacciose acque della Manica verso il continente, voltandosi indietro a ricordare una terra che, anche senza pirati, ha mantenuto inalterato il suo fascino.
Sergio Albesano
Torino, 18.09.2009